Ciao community 💛
Vi è mai capitato, dopo una discussione, di rimanere fermi a pensare: “E adesso cosa faccio?”. O peggio, avete mai riflettuto davvero su quale impatto abbia il modo che avete di reagire ai litigi sul vostro partner? Dunque, capita a tutti. Litigare in una relazione è normale: succede quando ci si ama, quando ci si prende sul serio, quando si vive davvero l’altro. Ma c’è una cosa che conta più del motivo del litigio: come si reagisce dopo. Sì, perché ogni coppia ha il suo “dopo”. C’è chi si chiude, chi finge che non sia successo nulla, chi si lancia in un abbraccio liberatorio. E dietro ogni reazione si nasconde un modo diverso di vivere il legame, le emozioni, e anche il bisogno di sentirsi capiti.
Noi abbiamo raccolto i tre modi più diffusi di affrontare il post-litigio. E ora ve li raccontiamo qui, più da vicino.
Il mutismo selettivo
Vi è mai capitato di litigare e poi… non dire più una parola per ore? È quella sensazione di voler star soli, di chiudersi nel proprio spazio perché parlare sembra impossibile. Questa, in realtà, è una reazione molto comune: vi protegge da parole di troppo, vi dà il tempo per sbollire la rabbia, ma può diventare una trappola. Il rischio? Che il silenzio, invece di essere una pausa, diventi una distanza che cresce. E quando nessuno rompe il ghiaccio, si resta bloccati in un’attesa che logora entrambi. Se vi riconoscete in questa modalità, chiedetevi: vi state dando tempo o vi state allontanando?
La modalità “un po’ martire”
Poi ci sono quelle persone che, appena finito di litigare col partner, vogliono solo fare pace, anche se dentro sentono che qualcosa non torna. Sono quelli che mettono da parte le proprie ragioni, che dicono “hai ragione tu” solo per ristabilire la calma. Può sembrare esclusivamente una forma di affetto, ma in realtà è anche un modo per evitare il conflitto. Questa modalità porta a scegliere la paceinvece della verità. Ma attenzione: quando si rinuncia sempre alla propria voce, alla lunga si rischia di non sentirla più. E una riconciliazione non è vera se si basa solo sulla rinuncia. Il rischio è di spegnersi… non trovate?
“Facciamo la pace”
E infine, c’è chi — tra voi — dopo una lite sceglie di parlarne davvero. Non per convincere, non per vincere. Ma per capire. È la modalità più coraggiosa: quella in cui si ascolta, si riconoscono i propri errori, si dà spazio all’altro. Non si tratta di avere ragione, ma di ritrovare l’intesa. Chi reagisce così ha imparato che la connessione emotiva vale più di un punto segnato in un confronto. E che spesso, per far pace, serve smettere di puntare il dito e iniziare a tendere la mano. E voi, in quale di queste modalità vi riconoscete di più? Scrivetecelo sotto al nostro carosello o nei commenti: ogni storia è diversa, ma condividere il modo in cui viviamo il conflitto può aiutarci a capire meglio anche noi stessi!

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