Ciao community!
Oggi parliamo di un tema che ci riguarda da vicino e che, anno dopo anno, continua a essere ignorato: l’assenza di educazione sessuoaffettiva in Italia.
Mentre le scuole riaprono, milioni di ragazze e ragazzi affrontano un nuovo anno scolastico senza ricevere strumenti per comprendere davvero la propria sessualità, le emozioni e le relazioni. E così, inevitabilmente, il primo incontro con il sesso avviene altrove: non in classe, non in famiglia, ma online, attraverso la pornografia.
Non sono in molti a saperlo, eppure il primo accesso al porno dei più piccoli avviene già tra gli 8 e i 13 anni. E non è tutto: quasi la metà degli adolescenti, il 47%, cerca informazioni sulle pratiche sessuali direttamente su internet, mentre il 57% lo fa per conoscere meglio le infezioni sessualmente trasmissibili. I video pornografici, in particolare, diventano un punto di riferimento per i più grandi (16-18 anni), che vi si rivolgono come fossero manuali, nel silenzio delle istituzioni.
Il problema è che questo modello di “educazione involontaria” non è neutro: la pornografia mainstream rinforza stereotipi sessisti, mette al centro dinamiche di potere squilibrate e spinge i giovani, soprattutto i maschi, a costruire un’immagine del sesso e delle relazioni basata sul confronto, sulla performance e spesso sulla violenza. L’assenza di un percorso educativo serio trasforma così le relazioni in fonte di ansia e di disinformazione, invece che di crescita e intimità condivisa.
Proprio da questa urgenza nasce il progetto Hacking the Porn. L’idea è semplice quanto radicale: interrompere i video pornografici direttamente sul sito che tutti conoscono e inserire un messaggio alternativo. Con il volto e la voce dello psicologo e sessuologo Livio Ricciardi, entreremo dentro i contenuti pornografici prestati da professionisti del settore, fermandoli per rivolgerci direttamente a chi li guarda. Non per giudicare, non per proibire, ma per aprire un dialogo vero sulla sessualità, sulle emozioni e sulle relazioni.
Hacking the Porn non è solo una provocazione. È una campagna culturale che vuole rimettere al centro un tema troppo a lungo trascurato: come e dove i giovani imparano a vivere la propria intimità. Perché, al di là di ogni tabù, il porno non è il colpevole: il vero problema è che lo usiamo come unico strumento educativo.
Stanno tornando a scuola circa sei milioni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi. E ancora una volta lo faranno senza un percorso di educazione sessuale strutturato. Non avranno un linguaggio comune per parlare di consenso, non avranno uno spazio sicuro per affrontare paure e domande, non avranno strumenti per distinguere la fantasia dalla realtà. Avranno solo il porno.
E allora la domanda è: da dove dovrebbe partire davvero l’educazione sessuale in Italia? Dalla scuola, dalla famiglia… o da entrambe? 💭
Un abbraccio dalla redazione ❤️

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